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Dottoressa, cos’e’ l’autismo?

Il Disturbo dello Spettro Autistico è un disturbo del neurosviluppo, biologicamente determinato, con esordio nei primi anni di vita. Le aree prevalentemente interessate da uno sviluppo atipico sono quelle relative alla comunicazione, alla interazione socio-affettiva, all’attività immaginativa e ai comportamenti e interessi particolarmente rigidi e ripetitivi.
Si parla di Disturbo dello Spettro Autistico perché le caratteristiche di spiccata disomogeneità dei bambini, ragazzi, persone con questa diagnosi suggeriscono che il quadro clinico osservabile sia riconducibile a una “famiglia” di disturbi con caratteristiche simili, al cui interno si distinguono quadri a diversa gravità di espressione clinica e con percorsi di vita significativamente diversi.
All’interno dello spettro autistico possiamo infatti trovare persone con capacità cognitive molto elevate che possono laurearsi e svolgere attività lavorative complesse e persone che necessitano di supporti continuativi perché molto isolati, ripetitivi e pertanto poco autonomi.
 
Quali sono i primi segnali?

Ai 12 mesi è già possibile riconoscere alcuni campanelli d’allarme

  • non condividono suoni, sorrisi, espressioni facciali
  • Non rispondono al nome
  • Ritardo nella lallazione
  • Non mostrano il gesto per indicare, mostrare
  • Non rispondono al sorriso
  • Contatto di sguardo assente o atipico
  • Non imitano
  • Comportamenti sensoriali atipici (si infastidiscono per I rumori forti, non sopportano il contatto fisico, possono avere una soglia elevate per il dolore)

Ai 18 mesi ci sono altri campanelli d’allarme

  • Qualsiasi regressione nel linguaggio o perdita attendibile di competenze acquisite
  • Nessuna parola
  • Scarso interesse per i coetanei
  • Reazioni di forte angoscia per i cambiamenti ambientali
  • Incapacità di riconoscere le emozioni degli altri
  • Incapacità di esprimere le proprie emozioni con la mimica facciale
  • Incapacità di usare I gesti convenzionali

C’e’ una particolare eta’ in cui si manifesta?

L’esordio dell’autismo può essere di due tipi: 

  1. evidente già tra i 6 i 9 mesi di vita,
  2. i segni di autismo compaiono tra i 14 e i 24 mesi

Nel primo caso lo sviluppo procede con un decorso lento, graduale ma progressivo degli indici di rischio. Il bambino non mostra vivacità e modulazione degli stati affettivi; c’è indifferenza, apatia e mancanza di varietà negli affetti. Può emergere di qualche competenza comunicativa come uno scambio di sguardi ma si può notare la mancanza di iniziativa e di scambi interattivi prolungati e dai nove mesi di età vi è un incremento del ritiro del bambino. La risposta al nome ed l’indicazione per richiedere spesso non compaiono.

La seconda finestra si colloca tra i 12 e i 18/24 mesi di vita quando l’autismo ha un inizio tardivo, detto anche regressivo. In questo caso, dopo un periodo-libero con normale o quasi normale sviluppo sociale, vi è un’inaspettata perdita di abilità sociali. Il cambiamento interessa principalmente la reazione agli stimoli ambientali e sociali; vi può essere perdita di risposta al nome e della capacità di chiedere indicando ed un arresto nello sviluppo dei gesti comunicativi. Il crescente ritiro sociale fa apparire il bambino chiuso in un suo proprio mondo; vi è perdita del contatto di sguardo, perdita d’interesse per le persone, scarsa attenzione al linguaggio e ai coetanei

La ricerca a che punto e’?

Pur trattandosi di un disturbo neurobiologico, sicuramente di natura genetica, non esiste, al momento attuale, alcun marker biologico capace di indicare specificamente la presenza di autismo; perciò la diagnosi si basa per ora sulla osservazione del comportamento del bambino.

Ci sono terapie valide?

L’identificazione precoce dell’autismo rappresenta una sfida importante poiché apre delle possibilità di presa a carico ad un’età dove alcuni processi di sviluppo possono ancora venire modificati. Le ricerche che valutano gli effetti di un intervento precoce mostrano che i bambini che iniziano interventi intensivi prima dei 5 anni presentano dei progressi significativi sul piano cognitivo, emotivo e sociale.
Attualmente noi siamo in grado di diagnosticare con certezza un bambino con Autismo tra i 2 e I 3 anni, ma la maggior parte dei bambini viene diagnosticata molto più tardivamente.
In sintesi non esiste una cura per l’autismo, ma le evidenze scientifiche dimostrano che alcuni interventi riabilitativi intensivi che coinvolgono a diversi livelli tutti gli ambienti di vita del bambino sono in grado di migliorare significativamente il quadro clinico e di ottenere degli ottimi risultati.


E’ vero che alcuni aspetti limitativi propri dell’autismo, si rivelano punti di forza (il perfezionismo, l’inclinazione alle attivita’ ripetitive, il mettere tutto in fila..)

Le persone con autismo mostrano nel loro percorso evolutivo una varietà di interessi notevolmente ristretta, e ne sono spesso eccessivamente assorbiti tanto che distoglierli diventa molto complicato.
Mostrano un persistente, eccessivo interesse per parti di oggetti (bottoni, parti del corpo). Possono essere anche affascinati dai movimenti (per es. ruote dei giocattoli che girano, aprire e chiudere la porta, un ventilatore elettrico, la lavatrice, l’acsnsore o altri oggetti che ruotano rapidamente). Vi può essere intenso attaccamento ad alcuni oggetti inanimati (per es., un pezzo di spago oppure un elastico). Inoltre possono mostrare resistenza o malessere per cambiamenti banali (per es. avere una reazione spropositata per  “semplici” cambiamenti nell’ambiente come lo spostamento dei mobili o l’uso di un nuovo set di posate). Vi è spesso la necessità di rituali apparentemente “inutili”, oppure un’insistenza irragionevole nel seguire certe routines, tali da condizionare il normale svolgimento di altre attività più funzionali.
 
Possono presentare movimenti corporei stereotipati che riguardano le mani (battere le mani, schioccare le dita), o l’intero corpo (dondolarsi, buttarsi a terra, oscillare). anomalie della postura (per es., camminare in punta di piedi, movimenti delle mani o atteggiamenti del corpo bizzarri).
Questi comportamenti e interessi solitamente vengono considerati come responsabili della tendenza del bambino o della persona con ASD ad isolarsi e ad impedire le acquisizioni possibili.
Già nei bambini piccoli si cerca di dare un significato agli interessi ristretti in modo da renderli possibili canali di comunicazione e condivisione. Nelle età successive è possibile e importante valorizzare alcune caratteristiche di rigidità, ripetitività e tendenza alla i sistematizzazione. Pertanto anzichè contenere e modificare “le fissazioni” si cerca di utilizzare in modo funzionale queste particolari caratteristiche. Una bambina che collezionava e catalogava campioncini di profumo in modo estremamente rigido e ripetitivo è riuscita ad interessare e coinvolgere (con l’aiuto della madre) diverse compagne e a farlo diventare un interesse condiviso. Un adulto autistico ad alto funzionamento è riuscito da solo a riorganizzare un archivio molto complesso mettendo in difficoltà i colleghi per la rapidità con cui era riuscito a catalogare e sistematizzare tutto.
Attività studiate in un ambiente che richieda un impegno routinario e costante, potrebbero essere adottati per rendere gli interessi circoscritti dei bambini più funzionali, aumentando la loro motivazione e l'impegno nella comunicazione sociale. offrendo quindi un’ opportunità di valorizzazione personale, di miglioramento dell'autonomia personale, del benessere e della socialità.

In questo modo gli interessi ristretti non costituiscono un limite all’apprendimento e alle acquisizioni ma possono essere trasformati in una grande risorsa se le ipercompetenze di categorizzazione e di sistematizzazione vengono sostenute , integrate e finalizzate ad un miglior adattamento ed un possibile tramite per le relazioni sociali